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IL CAMPO – PRODIGIOSO BACINO SPIRITUALE DELLE COSTELLAZIONI

Verrà chiamato Campo cosciente, Campo Morfico, campo morfogenetico e di certo le Costellazioni Familiari si avvalgono e muovono attraverso un Campo denso di informazioni sottili che hanno il potere di offrire nuove immagini a ciò che è invece fermo e bloccato nella nostra percezione ordinaria.

Tale Campo è qualcosa che attinge trasversalmente a spazio e tempo e, per quanti possano essere i tentativi di collocare il metodo in una chiara connotazione che poggi su base scientifica, come ad esempio le infinite connessioni con la Meccanica Quantistica, di fatto saremo rimandati ad una dimensione misteriosa ed occulta. Tuttavia è importante ricordare che nell’universo si trovano tutte quelle grandiose forze, come ad esempio l’energia elettrica, che occulte sono solo prima che l’uomo possa imparare a disporne. In questo senso, se le Costellazioni Familiari non possono considerarsi come qualcosa di scientifico, conferirgli un carattere magico, nel senso deteriore del termine, sarebbe solo causa di incomprensione. Un atteggiamento di grande apertura e devozione verso tutto ciò che è sconosciuto non può che permettere il contatto con possibilità insospettate.

Il Campo è ovunque, è sempre presente e, nelle Costellazioni, esso è delimitato dalle persone in cerchio, un mero simbolo di qualcosa di infinito con infinite informazioni. In esso tutti i tempi coincidono: passato, presente, futuro. Esso non è solo un bacino di informazioni, ma è la matrice stessa delle informazioni. Ciò significa che il Campo ci determina e ci condiziona, ma noi lo influenziamo a nostra volta, in una produzione infinita e dinamica di realtà viventi che interagiscono, intessendo, in un incessante incontro, forze che vengono dal passato e forze che vengono dal futuro. L’interazione operata dalle Costellazioni potrebbe avere una grande attinenza con quella fascia di memoria cosmica chiamata Akasha, descritta da testi esoterici indiani e ampiamente ripresa da Rudolf Steiner:

“Quando un essere arriva ad una esistenza corporea, con la sua morte fisica perisce anche la parte materiale. Non spariscono però nello stesso modo le forze spirituali dalle quali la corporeità trae la sua origine; esse lasciano la loro traccia, la loro impronta esatta nella sostanza spirituale del mondo; e chi attraverso il mondo visibile si rende capace di elevarsi alla percezione di quello invisibile, giunge finalmente a vedere dinanzi a sé qualcosa che si potrebbe paragonare a un vasto panorama spirituale, in cui sono impressi tutti i passati eventi del mondo. La scienza occulta dà a queste incancellabili tracce di tutto ciò che è spirituale il nome di cronaca dell’akasha, dove, col termine di sostanza-akasha s’intende caratterizzare l’elemento spirituale perenne degli eventi cosmici e non solo le loro forme caduche”[1].

 

 

Dal passaggio che segue si può invece intuire quanto sia necessaria e preziosa l’interazione umana con le energie sottili presenti in questa memoria cosmica:

“Le rivelazioni di entità e fenomeni nella sostanza dell’akasha sono le più sottili di tutte quelle cui l’uomo può accedere. Le conoscenze occulte che l’uomo acquisisce non albergano solo nella sua anima, esse sono impresse anche nella sostanza d’akasha del mondo. Quando rendiamo vivente nella nostra anima un pensiero della conoscenza sovrasensibile, esso viene anche iscritto immediatamente nella sostanza dell’akasha. per l’evoluzione generale del mondo è importante che queste impressioni vengano fatte, perché queste impressioni che l’umanità può fare, e che noi descriviamo come scienza occulta, possono essere compiute solo dall’uomo, non possono essere operate da nessun’altra entità al mondo”[2].

 

Ne consegue che durante una Costellazione le frasi che vengono dette dai rappresentanti sono impressioni, percezioni e nuovi atti che vengono operati ed iscritti in questa cosmica realtà vivente ed hanno il potere di apportare immenso bene, rispondendo a leggi di riconciliazione e di amore.

La connessione a questa vivente rete cosmica richiede uno stato di ricettivo abbandono alle verità più alte. Una disposizione senza intenzione. Questo stato, naturalmente, quanto più è evocato dal Facilitatore tanto più diviene un sentire partecipato nel gruppo, che vi aderisce nel semplice ‘permettere’ che qualcosa si esprima attraverso di sé.

La connessione al Campo talvolta è così palesemente visibile in un rappresentante che si può notare una vibrazione appena rilevabile della sua fisicità, come fosse un’antenna capace di accogliere suoni impercettibili. I suoi movimenti, in questo caso, sono lenti, gli occhi aperti, la presenza alla realtà non ne viene diminuita, sebbene la partecipazione al movimento sia completamente aderita.

[1] R. Steiner, Verso il Mistero del Golgota, Milano, ed. Antroposofica, 2012, p. 10.

[2] R. Steiner , La scienza occulta nelle sue linee generali, Milano, ed. Antroposofica, 1985, p. 115.

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