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IL RUOLO DEL CONDUTTORE DI COSTELLAZIONI

La meditazione, lo spazio preparato con cura, il calore, l’equanimità, l’attenzione, la concentrazione, la respirazione sono alcune delle forze messe in atto dal Conduttore, affinché una Costellazione Familiare possa essere esperita e realizzata. La condizione cercata dal Conduttore volge verso la creazione di un livello di coscienza più elevato per ogni componente del gruppo e, più nello specifico, per colui che pone la richiesta. Un livello di coscienza più elevato diventa affine alla natura personale di ognuno e, quindi, non più in contrasto con essa. Un’armonizzazione che rende possibile un cambio di frequenza che permette di acconsentire ed afferrare ‘ciò che è’ , ovvero di entrare nel sereno mondo delle ragioni altre, quelle che trascendono le nostre ragioni spesso così miopi.

L’Ispirazione è quell’altezza spirituale che può tradurre dal Campo informazioni decisive per promuovere movimenti evolutivi importanti. Più questa inspirazione vive nel Conduttore, più la miriade di informazioni presenti nel Campo diventa per lui leggibile.

Talvolta le linee di sviluppo di una Costellazione possono essere così essenziali che l’intervento del Conduttore sembra renderlo, insieme agli altri, quasi un mero spettatore di un prodigio che appare. Eppure questa è proprio la straordinaria emanazione del valore prezioso insito nel ruolo del Conduttore: la volontà di dissolvere i contorni della sua persona nel puro servizio all’Universo. E’ chiaro che colui che accede al ruolo di Conduttore ha in sé una vocazione profondamente terapeutica. Tuttavia svolgere questo ruolo significa sviluppare un’attitudine che volge nel suo opposto: la volontà di non guarire alcuno, ma l’essere consapevole spettatore insieme agli altri di ciò che il Campo guarisce in ognuno. Soprattutto egli non si avvale di punti di vista protettivi, che non aiuterebbero il cliente a guardare le potenziali realtà di cui dispone. Il Conduttore non è dalla parte dei singoli, ma dalla parte del Tutto, specialmente di coloro che da quel tutto silenzioso emergono per lui, come figure dimenticate ed escluse, perché siamo tutti collegati in un Campo Spirituale più vasto. È impensabile e causa di molto dolore il credere di poter escludere qualcuno o qualcosa.

Il Conduttore non ha intenzioni, non ha obbiettivi. Egli si mette a servizio dell’Invisibile con una grande apertura di cuore ed è capace di ritirarsi in uno spazio cavo e vuoto dentro sé per cogliere come procedere in ogni istante. L’attimo presente è la sua vocazione, la capacità di rendere la sua attenzione vivente, ovvero capire cosa conti in questo preciso istante. Ciò lo rende continuamente esposto al rischio di non sapere come procedere. Gli occorre, quindi, un’attenzione capace di fluttuare nello spazio delle molteplici forme e informazioni, che la sua percezione coglie, senza poter poggiare su schemi e memorie precostituite, che possano indicare la soluzione. Se il Facilitatore è ispirato, la soluzione non viene cercata, ma viene colta quando e se essa può rivelarsi.

Questo ruolo richiede un coraggio molto profondo, visibile tanto nel non avere punti d’appoggio, quanto nel non temere ciò che gli viene incontro. E tale coraggio deve dare un posto a tutto, anche alla paura che molto spesso egli può provare: paura dell’agire, dell’attendere, del non risolto, dell’inaspettato. Ecco che il Facilitatore, in anni di preparazione, ha acquisito tecniche, conoscenze ed interpretazioni per poi perderle coscientemente nel flusso dell’Inaspettato, verso cui volge il suo sguardo pregno di fiducia nell’Invisibile. Per queste ragioni, la preparazione di un Conduttore di Costellazioni Familiari non può che poggiare su una potente formazione ed autoeducazione spirituale; quella, cioè, che non confida sull’esperienza, perché essa apporti un’acquisizione di schemi riproducibili, ma solo affinché essa possa costituire la ripetuta opportunità di sperimentare questa condizione di vera connessione al vivente.

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