Ci guardiamo allo specchio, e crediamo di poter afferrare la nostra immagine. Ma lo specchio inverte quell’immagine, e questa inversione diventa la nostra impossibilità di afferrare la realtà di noi stessi.
Lo specchio in realtà si beffa di noi, è muto, senza memoria, senza vita. Lo specchio è la contro-immagine della nostra verità, perchè io da solo non posso vedere il mio volto, non posso cogliere la luce che vive nel mio sguardo. Solo l’altro può questo, l’essere umano che è davanti a me.

Sia esso il fornaio dove compro il pane, il nemico, o colui che dico di amare l’Altro è la grande via per percepire me stesso. Perché l’incontro con l’altro, chiunque esso sia, ha in custodia la mia essenza. L’Altro ha visto il mio volto, e ha permesso al mio volto di fluire nella sua anima. Per un attimo o per molti attimi. Gli altri sono la verità dei miei mille sguardi, delle infinite sfaccettature di me. Tutti coloro che hanno guardato per un attimo il mio volto hanno accettato di amarmi, perché hanno accolto dentro se stessi un frammento di quella Verità impercettibile che risplende nella mia immagine. Quell’immagine che io non posso Vedere.

Possiamo guardare l’Altro con gratitudine… è venuto a parlarci di noi.