Quando mi arrabbio io ho torto

Lascia che ti ripeta la forza di questa frase di Massimo Scaligero, un Maestro dei nostri tempi:

“QUANDO  MI ARRABBIO IO HO TORTO” 

Vorrei condurti a sperimentare cosa voglia dire evocare questa frase nel pieno di un momento di rabbia.

 

Ma prima c’è il DOVERSENE ACCORGERE.  Accorgersi di essere invasi dalla rabbia. E non è scontato accorgersene.

Può sembrare paradossale sai, ma a volte la rabbia è coperta, perché NON è solo quella che ti fa rovesciare il tavolo. A volte è apparentemente sopita all’interno di una falsa calma, di una ragionevolezza apparentemente lucida e colma di dettagli incontrovertibili, o sopita nel lamento di un vittimismo ben nascosto nelle nostre buone e inconfutabili ragioni.

Già….le nostre buone ragioni. Che ci sono sempre. Le buone ragioni che a volte sanno essere o sembrare così obiettive e circostanziate. E che forse lo sono anche…. in questa realtà illusoria però.

La rabbia viene mossa dalle relazioni con gli altri. Talvolta con elementi apparentemente più impersonali come la relazione con il divino o con la morte. Ma ci sono dei segnali che possono farti riconoscere che sei arrabbiato:

  • ti senti offeso o tradito

  • senti di aver subito un’ingiustizia

  • ti senti frainteso o attaccato

  • ti rifugi nella strenua difesa di te stesso o, al contrario, nell’auto biasimo o vittimismo

 

E stai pur certo che, se è per queste tristi emozioni che stai patendo tanto, la rabbia non farà che alimentarle come fiamme dell’inferno.

Vedi, qui c’è un punto critico: perché è assolutamente possibile che l’offesa, il fraintendimento di te, l’attacco ricevuto,  siano  qualcosa di tangibile e in un certo senso obiettivo. Ma è proprio l’essere disposti a stanare la propria rabbia che  può condurci ad un passaggio di comprensione straordinario: tutto questo apparire obiettivo è in realtà completamente illusorio, perché nasce da una percezione illusoria di sé.

 

Prosegue Massimo Scaligero:

Perché ho torto io?

Ho torto perché quella arrabbiatura riguarda me.

Il torto che mi fa quell’essere riguarda me: per l’ennesima volta io vengo messo alla prova perché io debbo attingere ad una forza di conoscenza dell’altro che viene mosso da molle di cui non si rende conto. L’altro è mosso dal Karma, l’altro è mosso da forze che lo dominano, egli mi sta facendo del male perché soffre, sta subendo qualcosa che è più forte di lui.

 

Ciò che l’altro “vede” di noi NON è legato a ciò che veramente siamo. E’ legato al suo flusso di coscienza e a dinamiche sue che non riguardano affatto la verità di noi, e non riguardano certamente neanche la verità delle sue ragioni.

Sentirsi offesi, fraintesi, attaccati, minacciati è un segno inequivocabile: stiamo difendendo strenuamente quella che crediamo essere la nostra identità e tutta la nostra importanza personale. Sto parlando dell’Ego, della percezione egoica di noi stessi, di quella percezione egoica che, mettendoci in contatto con le nostre “buone ragioni” ci allontana irrimediabilmente dalla Verità di noi stessi, e ci allontana dalla verità  proprio mentre crediamo di difenderla.

Ma qual’ è la verità di noi stessi?

 

 

Molte pratiche sciamaniche insegnano a guardare gli spazi fra le cose.

Detto così può essere difficile da comprendere ma occorre tentarlo. Significa perdere il senso del confine di ciò che crediamo reale, e nominato come tale: oggetti, alberi, persone, fatti. Significa entrare, facendone esperienza, in qualcosa che è appunto uno spazio vuoto fra le cose. Questo cambia profondamente la percezione della realtà.

Ebbene la verità di noi stessi alberga in uno spazio vuoto fra le cose. Cose che sono i nostri pensieri su di noi, le nostre credenze, i nostri attaccamenti, le nostre aspettative di essere riconosciuti,  l’io ideale che vorremmo essere. Tutte cose che nulla hanno a che fare con la nostra vera natura, che non ha bisogno di dimostrare nulla, ma solo di essere.

Un percorso sciamanico induce di continuo  a dissolvere i confini di quella importanza personale che diviene la causa di ogni emozione disturbante e perturbatrice come la rabbia.

Quando siamo calmi e rilassati sappiamo certamente fare saggi discorsi in merito al fatto che la rabbia è un’energia che deve essere canalizzata.

Non possiamo non sapere, infatti, che la rabbia tende a scaricarsi sugli altri e su noi stessi come un tornado che sa essere distruttivo. Possiamo, anzi dobbiamo immaginare, quanto ogni emozione perturbatrice non redenta vada ad alimentare forze distruttive sulla terra, dando luogo a fenomeni come guerre, cataclismi, efferati delitti o tutte quelle cose che tanto deploriamo. Dovremo smetterla prima o poi di dirci che tutto è interconnesso senza sentire VERAMENTE quanto peso abbia il nostro contributo su ciò che si riversa sulla terra.

 

Ma cosa vuol dire canalizzare la rabbia? Vuol dire NON PERMETTERE di riversarla sugli altri tramite noi. Vuol dire sentire la forza di questa potente energia e tramutarla in azione, fosse anche mettere in ordine la casa, per esempio. E’ come afferrare un fulmine con le mani e, tramite la sua potenza, accendere un fuoco per riscaldare casa, piuttosto che farla incendiare.

Lo voglio davvero? Ho veramente compreso che agire la rabbia non redenta porta solo dolore e distruzione?

Allora, se davvero ho consentito a me stesso di accorgermi che sono arrabbiato, se ho consentito a me stesso anche di sentire quali ragioni questa rabbia vorrebbe tanto difendere, posso provare a dirmi:

“quando mi arrabbio

io ho torto”

Questa frase, detta con intensità davanti alla mia rabbia, ha il potere di trasformarla.

Sono io che tradisco la mia vera natura. Sono io che misconosco ciò che davvero sono. Io che mi rifiuto di comprendere la sofferenza dell’altro. Io che difendo i confini di un’importanza personale che poggia totalmente sul falso di cose che nulla dicono di ciò che davvero sono io: natura spirituale. Posso si ascoltare le buone ragioni della mia rabbia, ma non posso lasciare che mi convinca che io sono la pochezza, la carenza, la paura che l’ego vorrebbe difendere.

Io sono uno spazio sacro fra le cose. Non sono le verità  che credo di dover proteggere. Se sono davvero disposto a dissolvere tutta quella importanza personale, che adombra la mia vita e mi riempie di sofferenza, allora la rabbia è vinta.

Un moto di profonda e amorevole compassione mi permette di capire che la vita è completamente al di là delle colpe e delle incomprensioni degli altri. Il torto che mi fa quell’essere riguarda me, riguarda il torto che sto facendo a me stesso e all’altro continuando a segnare confini invece che contemplare orizzonti.

 

Non perdere le risorse preziose che può dare una rabbia trasformata. La verità di ciò che credi di dover affermare, dal momento che è vera, non può essere difesa dalla rabbia e dall’ego, è protetta e custodita da ciò che sei veramente. Lascia che gli altri vedano solo ciò che possono. Non  ti serve di convincere nessuno.

La verità agisce da sola, nel silenzio profondo di ogni essere,

nella misura in cui ognuno lo consenta.

 

 

 

 

Anna Ornella Libutti – Counselor Sistemico – Praticante Sciamanica

 

 

 

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